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CULTURA E TURISMO

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Chiese campestri

San Giacomo di Stia Orro

Questa chiesa apparteneva ad un antico centro abitato di epoca medievale. Nelle sue vicinanze sono ancora visibili i ruderi di un antico convento costruito probabilmente dai padri vittorini di Marsiglia intorno all'XI secolo.

Esempio di un'architettura minore, probabilmente di origine monastica, la chiesa è formata da un nucleo centrale più antico di forma rettangolare orientata con l'altare verso est. Le murature sono in pietrame, legato con malta di pessima qualità ma, in alcuni tratti, si intravedono conci in pietra da taglio ben lavorata.

Chiese campestri

Chiesa di San Giacomo

La facciata sulla quale si apre una porta ad arco è successiva e risale alla prima metà del 1600. Sovrastano il portale d'ingresso una piccola finestra ottagonale e un campanile a vela. Davanti e sul lato destro si sviluppava un loggiato formato da pilastri quadrangolari uniti da un parapetto; in seguito la parte destra del loggiato fu inglobata nella chiesa per formare locali di sosta per i fedeli e sul fondo per ricavarne una piccola sagrestia. All'interno della chiesa un'antica acquasantiera reca una scritta non completamente leggibile.

Nei pressi della chiesa si trovano due fonti, sa mitza de santu Iaccu e sa mitza de Danielli.

Fino al 1930 circa era consuetudine portare in processione, insieme a San Giacomo, il simulacro di Santa Barbara. Entrambi, come testimonia un'antica preghiera, erano invocati contro le tempeste. Di essa esistono due versioni; la prima, riportata in una lettera al Vicario Generale scritta dal parroco di Siliqua, Eugenio Cossu, il 28 luglio 1933, recita: Sant' rabara e Santu Iaccu, bosu portais is crais de lampu bosu portais is crais de ceu, ne' tronu, ne' lampu, ne' temporada mai non tochinti a fillu allenu. La seconda versione, tramandata oralmente, è quella più diffusa: Santa Brabara e Santu Iaccu, bosu portais is crais de lampu, bosu portais is crais de ceu, no toccheis a fillu allenu, nè in dommu (bidda) nè in su sattu, Sant' Brabara e Santu Iaccu.

Santa Margherita

La chiesa di Santa Margherita si trova a poca distanza dal castello di Acquafredda. Secondo l'inventario del 1761, fu ricostruita a spese del nobile don Gaetano Cardia nel 1758.

Chiese campestri

Chiesa di Santa Margherita

L'edificio presentava già da allora una navata unica e il tetto in tegole e tavole di legno: ''È larga 21 palmi, alta 23, lunga 55[1]; ha una porta nella parte anteriore, e un campanile ordinario senza campana nè scala''. All'interno della chiesa vi era un solo altare con una nicchia in cui era esposta l'immagine della Santa.

Oggi, anche dopo il restauro, nel 1947, ad opera dei ferrovieri delle ferrovie meridionali, presenta forme gotico catalane con facciata a terminale piano orlato di merlatura che risale probabilmente al 1600.

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