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CULTURA E TURISMO

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Sant'Anna

La chiesa di Sant'Anna è di particolare interesse in quanto testimonianza dell'architettura della prima età aragonese in Sardegna. Di essa non si conoscono nè la data di fondazione nè quella di consacrazione, ma è certo che esistesse già prima del 1481, perchè un documento di quell'anno ne attesta i lavori di riedificazione essendo la chiesa preesistente completamente in rovina.

Sant'Anna

Chiesa di Sant'Anna

Pur modesta quanto a impegno e risultato edilizio, la chiesa costituisce un episodio architettonico tipico della completa assimilazione, da parte di maestranze locali, degli elementi culturali trasmessi da quelle catalane trasferitesi in Sardegna e impegnate nel territorio.

È interamente concepita secondo lo schema gotico catalano: in pietra, ha un'unica navata con pianta a croce latina per la successiva apertura di due cappelle contrapposte in prossimità del presbiterio quadrangolare. ''La cappella presbiteriale originaria è andata distrutta e oggi si individuano solo i conci di base nel retroprospetto; il presbiterio attuale altro non è che l'ultima campata della chiesa''.

La costruzione è caratterizzata da archi diaframma a sesto acuto che sostengono il tetto di legno ricoperto di tegole. In una trave è riportata l'iscrizione 1765 Anton Armas.

Le basi degli archi non sono parallele, segno che la chiesa è stata più volte sul punto di crollare. La facciata conserva il prospetto a terminale piatto e merlato sul margine posteriore con un piccolo oculo al di sopra del portale. La chiesa ha due ingressi: uno nella facciata, l'altro, più piccolo, si apre su via Garibaldi.

Secondo l'inventario del 1761, risulta che nell'altare maggiore vi fosse un retablo, in cui erano dipinte scene della vita, della passione, della morte di Cristo e altre immagini degli Apostoli, e tre nicchie. In quella centrale, provvista di vetrata e tendine, vi era la statua di Sant'Anna; nelle nicchie laterali vi erano San Raimondo Nonnato e Santa Rosa da Viterbo.

Oggi, al posto del retablo c'è un altare ligneo che risale al 1765 opera dell'illustre scultore Antioco Diana. Nella mensa è riportata la seguente scritta: Expenssis. Nob. D. Gajetani Cardia simul.q.r Anton Armas 1766. L'altare è caratterizzato da decorazioni dorate, per lo più floreali, su uno sfondo nero e verde scuro. Nella nicchia centrale vi è la statua di Sant'Anna con la Madonna bambina, in quella di destra quella di San Giacomo Apostolo, in quella di sinistra Sant'Isidoro agricoltore.

Nell'arco sul presbiterio si trova uno stemma raffigurante una mano che stringe delle spighe di grano.

Per quanto concerne le cappelle laterali, voltate a botte, erano dedicate, secondo l'inventario, una a San Paolo Apostolo e l'altra a Santa Chiara. Nella prima si trovavano almeno due nicchie con l'immagine di San Giacomo e di San Vito; nell'altra ve ne erano tre con le immagini di Santa Chiara, Santa Margherita e Santa Lucia.

Oggi, sull'altare della cappella destra sono sistemate quattro statue: la Madonna della difesa, Santa Filomena e altre due Madonne, una delle quale coperta con un velo bianco. Sull'altare della cappella sinistra vi sono le statue di San Giovanni Battista, San Marco, Santa Lucia, l'Addolorata, Gesù Bambino e Santa Maria. Nella cappella è anche sistemato un cocchio con Sant'Antonio abate. Quasi tutte le statue conservate sono in legno rivestite con abiti in stoffa.

La chiesa ha un campanile ordinario a vela, un tempo con scala esterna portatile e in legno, e una campana (nel 1761 erano due). Vi è, inoltre, una sagrestia, con tetto in tegole senza assito.

Oggi in ciascuna parete della navata è visibile una nicchia: in quella a destra dell'ingresso è posta la statua di San Daniele francescano, in quella a sinistra si trova la statua di San Salvatore da Horta. Di queste nicchie non si ha notizia nell'inventario che fa, invece, riferimento ad un altare posticcio dedicato a San Francesco d'Assisi, la cui immagine era riposta nella nicchia dentro il muro con vetrata e tendina di seta.

Si ha notizia di alcuni altari in legno nel presbiterio e due in mattoni nell'aula, che furono demoliti nel 1928 per ordine dell'Arcivescovo.

Secondo la tradizione orale, Sant'Anna fu la prima chiesa ad essere titolata Parrocchia.

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