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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Struttura

E' possibile ricostruire la struttura della fortezza di Acquafredda utilizzando i rilievi fatti da Foiso Fois, gli inventari del 1338 e del 1351 ed i risultati dei recenti restauri.

Al castello, articolato su tre livelli, che seguono l'andamento del pendio, si accedeva dal lato nord-est, attraverso una porta, difesa da tre imponenti torri a pianta quadrata. Le due estreme sono andate completamente distrutte; quella centrale, la più imponente, detta mayor , tuttora in piedi e recentemente ristrutturata, presentava una struttura a tre piani con solai in legno collegati da scale. Le tre torri, insieme alla cinta muraria che le collegava, costituivano la prima linea difensiva del castello, a quota 154 m s.l.m. circa.

La cinta muraria era ornata di merli di forma guelfa introdotti, secondo Fois, nel XIII secolo. La merlatura indicava il colore politico del Signore del Castello , ossia il suo schieramento a favore del Papa o dell'Imperatore nella lotta per le investiture . La forma quadra dei merli indicava l'appartenenza alla parte guelfa, sostenitrice del Papato; quella a coda di rondine alla parte ghibellina, sostenitrice dell'Impero.

Il conte Ugolino della Gherardesca, dopo un primo periodo di militanza ghibellina, testimoniato nel castello dallo stemma scolpito sul muro nord del mastio in cui è raffigurata l'aquila imperiale, divenne, in un secondo momento guelfo.

All'interno delle mura, nel portico, si trovava il borgo, con le case, i magazzini, le stalle, le cisterne, i mulini ed i frantoi.

Più in alto, a quota 253 m s.l.m., si ergeva il mastio, cuore del castello e abitazione del castellano, cui si accedeva dal borgo attraverso un ponte levatoio. Oltre questo, una porta immetteva in uno spiazzo su cui erano disposti, probabilmente a ferro di cavallo, gli ambienti del castello vero e proprio.

Torre di guardiaIl mastio era articolato in due livelli e sormontato da una terrazza. ''Tra il piano terra ed il primo si distribuivano le stanze, numerose delle quali erano illuminate ed arieggiate da finestre non molto ampie che, come ancora in parte visibile, guardavano sia all'esterno della fortezza che all'interno del grande cortile. Nel piano inferiore, superato il portico del cortile interno, è probabile si trovassero la cucina, gli alloggi dei soldati, il magazzino delle corazze, un altro grande magazzino, unitamente ad un'altra stanza con attrezzi e macchine. Forse al piano superiore trovavano invece spazio la stanza del castellano e la sala del castello''.

Si poteva accedere al mastio da due parti: dal lato nord tramite una scalinata ''composta da 32 scalini in pietra lavorata che termina in un pianerottolo posto a 3 m. dal piano terra del Palazzo, nel quale si poteva entrare solo con scale mobili o con un ponte levatoio a scale. […] Da Sud si accedeva, mediante scala in pietra, ad una vasta terrazza-bastione, in parte naturale'' Foiso Fois, Il Castello di Acquafredda, Gallizzi, Sassari, 1961, pag. 6.. Delle mura del mastio resistono le facciate rivolte a nord-ovest e sud-est, alte circa 10 metri e anch'esse guarnite di merli guelfi.

A mezza costa, alla quota di 200 m s.l.m., svetta la poderosa struttura muraria della torre cisterna. Essa non è collegata con le altre unità murarie e risulta essere un corpo isolato.

L'acqua era un elemento indispensabile e fondamentale per la vita all'interno del castello. Nel complesso di Acquafredda esistevano quattro grandi cisterne che ''distribuite a quote differenti, a partire da una piuttosto notevole, situata nel borgo, fino poi ad arrivare alle altre ricavate sul pendio alle massime quote, consentivano ingenti scorte d'acqua''.

La torre cisterna, a forma quadrangolare, era costituita da tre vasche di diversa capacità, con volta a botte, completamente intonacate. Più in basso, a 163 m s.l.m., vi è la quarta cisterna. Essa, situata vicino al borgo, è considerata una notevole opera di ingegneria: ''una camera interrata con le pareti di mattoni alte quattro metri, completamente intonacata, con la volta a botte e circondata lungo il perimetro inferiore da un cunicolo di mattoni in cui l'acqua filtrava attraverso le pareti. L'imbocco della cisterna probabilmente era protetto dall'immissione di materiali grossolani da una griglia di piombo, la brescadura de plom ricordata nel 1338. Al fianco un pozzo, che terminava a gomito, consentiva di pescare l'acqua filtrata nel cunicolo''.

documenti allegati
Nome documento Formato Peso
Il castello di Acquafredda Formato PDF 1250 Kb

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