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SU FASTIGIAMENTU

Su fastigiamentu , il corteggiamento, seguiva regole completamente diverse da quelle odierne. Mentre oggi i ragazzi hanno tantissime occasioni per incontrarsi e quasi nessun divieto da parte dei propri genitori, nel periodo in cui erano giovani le persone intervistate, le opportunità erano decisamente minori. La sorveglianza, soprattutto nei confronti delle ragazze, era stretta poiché una semplice chiacchiera poteva comprometterne la reputazione. Si usa dire, infatti, che sa genti chi no si sci fai su fattu su, faidi su fattu allenu , le persone che non sanno badare ai fatti propri, badano a quelli degli altri.

I luoghi d'incontro erano pochi e sempre gli stessi: in chiesa durante le funzioni o fuori nel piazzale, a casa di amici o del proprio datore di lavoro, alle sagre e feste paesane, ai matrimoni e ai funerali o, per caso, in strada.

Il primo approccio fenta is castiàdasa , tra i due giovani vi era un gioco di sguardi. Chi si praxenta, se si piacevano, iniziava il corteggiamento vero e proprio.

Generalmente a prendere l'iniziativa era l'uomo che, se sapeva scrivere, dichiarava il proprio amore tramite una lettera non, naturalmente, spedita per posta ma consegnata all'interessata di propria mano o tramite persone che la conoscevano.

Se non sapeva scrivere il giovane si affidava a amici comuni o, addirittura, ai propri genitori, per manifestare all'amata la serietà delle proprie intenzioni. Spesso le giovani, per timidezza o per paura dei genitori o delle malelingue, non davano una risposta immediata ma aspettavano il benestare della propria famiglia e chiedevano che la domanda fosse rivolta a mamai , a mamma. Per questo motivo il permesso di corteggiare una ragazza spesso era chiesto direttamente ai genitori: Zia, du potzu mandai a babbu a da chistionai poita deu seu cuntentu meda de sa filla? (Signora, posso mandare mio padre a parlarle perché io sono molto contento di sua figlia?).

L'ultima parola spettava alla ragazza. La madre, dicendo deu mi seu coiada a prexeri miu, cussa ada pigai a prexeri ‘e cussa (io mi sono sposata con chi mi piaceva, lei prenderà chi le piace), dava al ragazzo il permesso di fare la proposta direttamente all'amata.

Se il pretendente fera strangiu , era forestiero , non di Siliqua, i genitori prima di dare il loro consenso chiedevano informazioni su di lui e sulla sua famiglia.

Gli innamorati potevano incontrarsi solo dopo chi si fadenta a isposusu , dopo che si fidanzavano, quando su babbu de su sposu , il padre dello sposo, si recava a casa della ragazza a da domandai, cioè per chiederne la mano.

Fino al giorno in cui brintara in domu , entrava in casa, il giovane cercava di sfruttare tutte le occasioni per poter vedere la ragazza, come ad esempio aspettare, appoggiato ai muretti del piazzale di chiesa, che passasse per andare a sentire la messa. Spesso su fastigiamentu consisteva unicamente in uno scambio epistolare.

Sa dì chi bessenta a craru , il giorno del fidanzamento, si festeggiava come un matrimonio vero e proprio. I due giovani, per la prima volta, uscivano insieme per andare a sentire la messa. Dopo la funzione religiosa, i genitori de su sposu erano invitati a pranzo a casa de sa sposa . In quell'occasione, i due fidanzati, poiché da quel momento avrebbero condiviso ogni cosa, mangiavano dallo stesso piatto. Di sera, a parenti e amici, si offriva su cumbidu .

Generalmente i fidanzati si scambiavano is arregallusu , i regali, s'aneddu , l'anello, cui il ragazzo, certe volte e a seconda delle sue possibilità economiche, poteva aggiungere sa cannaca , la catenina, is lorigasa , gli orecchini, su buttoni , la spilla o un braccialetto. Spesso la suocera faceva un ulteriore presente alla nuora: il rosario, un altro anello o un monile.

Se per caso i su sposusu si storranta , cioè si lasciavano, il fatto non restava privato, ma coinvolgeva le famiglie che spesso litigavano per non fare mai più la pace.

Per la donna era un vero e proprio dramma. Sa picciòcca storrara , la ragazza lasciata era e soprattutto si sentiva, messa da parte all'interno della sua stessa famiglia e molto difficilmente trovava un nuovo fidanzato, perché gli altri uomini non volevano s'arrefudu de is atrusu , ciò che era stato rifiutato dagli altri.

Il fidanzamento poteva durare pochi mesi o anche anni a seconda delle possibilità economiche dell'uomo.

Anche se capitava che qualche coppia andasse ad abitare in domu de affittu , in casa in affitto, i più cercavano di costruirsela. Questo richiedeva parecchio tempo, perché era generalmente frutto esclusivo del proprio lavoro.

Fino a qualche decennio fa la casa era costruita, spesso con l'aiuto degli amici, con i soli materiali locali: l'argilla cruda per i mattoni e cotta per le tegole, la paglia, le canne, i giunchi e le pietre del fiume. Per fare i mattoni di lardiri (o ladiri ) si procedeva in questo modo: l'argilla, proveniente da sa forara de su lardiri , era mischiata a su cannaioni de su trigu o palla de cannaioni, alla paglia grossa del grano, che veniva procurata nelle aie quando si ventilava il grano; l'impasto, pigiato in su sestu , uno stampo in legno, una volta fatto asciugare al sole, diventava un mattone dalle grandi qualità costruttive.

Il soffitto era fatto con is cannasa , canne, sorrette da is bigasa , grosse travi di legno di arridebi o di sinnibiri , lillatro e ginepro, che poggiavano sulle pareti laterali delle stanze.

Il centro storico del paese, soprattutto nelle stradine tra il corso Repubblica e la chiesa di Sant'Anna, conserva ancora oggi testimonianze dell'architettura popolare in lardiri .

Mentre l'uomo era impegnato nel costruire la casa, la donna preparava sa pannamenta, il corredo. Nelle famiglie benestanti, in genere, era la madre che si preoccupava di confezionarlo per le proprie figlie sin da quando erano bambine. Altrimenti erano le giovani stesse che lo preparavano con le loro mani tessendolo in su trobaxiu , nel telaio, oppure acquistandolo con il danaro guadagnato lavorando in campagna o a servizio.

Sa pannamenta , in genere, consisteva in lentzorusu e coscinerasa , mantasa e tiàllasa , asciugamanusu , pannixeddusu de coxìna e sa roba de bistì (lenzuola e federe, coperte e tovaglie, asciugamani, strofinaci da cucina e il vestiario tra cui la biancheria intima).

I meno abbienti preparavano servizi de sesi , da sei, i benestanti de doxi , da dodici. Una volta pronto, il corredo era conservato in sa cascia , la cassapanca, che faceva anch'essa parte del corredo, incisa con motivi geometrici, floreali e animali.

Alla donna spettava, inoltre, provvedere agli oggetti per la casa: prattusu e tassasa, tiànusu e pingiadasa , cicarasa , cicareddasa e cicorera , sa caffettera , su molinettu , su ferru po' prenciai, cullèrasa , frochittasa , gotteddusu, coceniusu, turrasa, cocenoisi (piatti e bicchieri, tegami e pentole, tazze, tazzine e zuccheriera, la caffettiera, il macinacaffè, il ferro da stiro, cucchiai, forchette, coltelli, cucchiaini, mestoli in legno o in alluminio). Oltre a ciò, portava su strexu ‘e feu cioè is pobinasa e is canisteddusu, su strexu ‘e terra cioè sa scifedda e i marigasa (i recipienti di fieno cioè i cestini e i canestri e i recipienti di terracotta cioè i catini e le brocche) e gli alari, is trebinisi, sa palìtta, is pizzirisi, s'àchicaju, su suadori (i treppiedi, la paletta, le molle, l'attizzatoio, il soffietto). Se la famiglia della donna ne aveva le possibilità, portava anche sa mobilia, i mobili; altrimenti i futuri sposi li compravano a mes' e' pari, a metà, insieme.

L'uomo, oltre alla casa, portava la sua biancheria personale.

Nei giorni precedenti il matrimonio, le madri, le zie e le sorelle degli sposi pulivano e cuncordanta, addobbavano, la casa per accogliere i novelli sposi e per mostrare agli invitati il corredo, i mobili e i regali ricevuti. Vi è chi non ha mai cambiato la disposizione dei mobili nella propria casa dal modo in cui erano stati sistemati prima del matrimonio.

Una cura particolare era riservata al letto matrimoniale; in genere era la madre dello sposo ad occuparsene; metteva tra le lenzuola su sabi , s'arrosu e su trigu , il sale, il riso e il grano, simboli di sapienza, fertilità e ricchezza.

Ecco cosa voleva la sposa per il giorno delle sue nozze: un pizzico di vanità e la benedizione della Madonna e di Gesù.

Mamma sa dì chi sposu

Mamma il giorno che mi sposo

ghettimidu su velu a sa moda ‘e Cab'e susu.

sistematemi il velo come fanno in Barbagia.

Mamma sa dì chi sposu

Mamma il giorno che mi sposo

ndi gabidi de su celu Maria cun Gesusu

scendano dal cielo Maria con Gesù

po fai sa cruxi a nosu.

per farci la croce.

Ghettimidu su velu po fai sa cruxi a nosu

Sistematemi il velo, per farci la croce

Maria cun Gesusu ndi gabidi de su celu,

Maria con Gesù scendano dal cielo

a sa moda ‘e Cab' e susu.

come fanno in Barbagia.

ndi gabidi de su celu Maria cun Gesusu

Scendano dal cielo Maria con Gesù

po fai sa cruxi a nosu.

per farci la croce.


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