L'attività del Consiglio di Comunità non sempre perseguì il bene della popolazione né operò in modo efficiente; fu proprio a causa del malgoverno dell'amministrazione in carica che nel 1902 Siliqua fu commissariata.
Con un decreto datato 1 dicembre 1901, a causa di un caos indescrivibile nelle diverse branche dell'amministrazione per cui tutti i pubblici servizi erano tenuti con riprovevole noncuranza , fu sciolta l'amministrazione comunale di Siliqua e al suo posto fu nominato un regio commissario straordinario nella persona del Cavaliere Evaristo Locci.
Le informazioni relative a questo avvenimento sono tratte dalla Relazione sulla amministrazione comunale di Siliqua , redatta dallo stesso regio commissario, presentata al Consiglio Comunale nell'adunanza del 3 aprile 1902.
Egli denunciò l'incuria degli amministratori precedenti nel gestire gli affari del comune sottolineando che erano improntati
al più schifoso egoismo . Si trovò a dover riorganizzare quasi ogni aspetto della vita comunale ed a porre rimedio agli errori e alla trascuratezza della precedente gestione.
Trovò l'archivio nel più completo disordine; mancavano alcuni registri, come quello della popolazione; altri, come quello sull'abigeato, erano incompleti. Non esistevano gli inventari che accertassero la consistenza del patrimonio comunale ed i documenti catastali che consentissero di indicare i confini della vastissima
estensione di foreste per cui il comune si trovò spesso a pagare tasse non dovute. Ad esempio, per 15 anni, aveva corrisposto la somma di 9.000 lire per la tassa sulla ricchezza mobile sui terreni di Zinnigas , Gutturu Maria e Berlingheri , che non gli appartenevano
più in quanto erano stati ceduti a privati.
Oltre a ciò si aggiungeva il fatto che non erano sfruttate le fonti di reddito del Comune come la vendita delle ghiande e del sughero. Fattala eseguire, furono ricavate rispettivamente 125 e 18 lire. Inoltre, non erano stati richiesti i rimborsi per le spese mandamentali: “Stante l'abbandono e la trascuratezza della cessata Amministrazione nel non compilare i prospetti di rimborso delle spese Mandamentali”, il regio commissario decise di far redigere i prospetti dal 1894 al 1901 in modo tale che il Comune potesse percepire la non indifferente somma di Lire 5.003,79 .
Il Cavalier Locci fu impossibilitato a definire in modo esatto la situazione finanziaria del Comune data la mancanza dei documenti e dei dati che avrebbero condotto all'accertamento sincero della situazione . Lamentò addirittura la mancanza del registro cassa.
Oltre a riorganizzare la parte amministrativa e fiscale, il commissario si occupò anche di migliorare e ristrutturare gli edifici pubblici che all'epoca il Comune possedeva: “una casa comunale, in cui, oltre agli Uffici, trovasi il Carcere Mandamentale; un fabbricato per le Scuole; un fabbricato per le beccherie pubbliche”.
Per quanto riguarda l'Ufficio Comunale, il Cavaliere, dopo aver sfrattato l'usciere che occupava ad uso personale addirittura due stanze dell'edificio, le utilizzò per disporvi la Segreteria e gli Archivi. Fece, inoltre, ampliare e pitturare la sala destinata ad ospitare il Consiglio di Comunità e acquistare i seggi per i consiglieri.
I locali adibiti ad uso scolastico erano in tutto tre: uno ospitava la prima elementare mista, tenuta dalla signorina Grazietta Bidoccu, uno la seconda e terza classe maschile seguita dal maestro Serafino Massa, e l'ultimo la seconda e terza classe femminile, diretta dalla signora Luigia Mignatti. I locali scolastici, tenuti in indecentissimo stato, furono ristrutturati sia dal lato igienico sia sotto ogni altro rapporto e dotati di tutto l'arredamento e materiale scolastico prescritti . Terminati i lavori, l'ispettore Pinna lodò il risultato ottenuto tanto da sostenere che le scuole potevano non soltanto gareggiare ma primeggiare fra le migliori del circondario .
E' stato possibile individuare dove fossero situati due di questi locali grazie ai ricordi di alcuni abitanti di Siliqua: uno si trovava in via Flavio Gioia 5, l'altro in Corso Repubblica 32.
Questi edifici furono utilizzati fino al 1908 quando fu costruita la prima scuola pubblica, poi denominata “ s'asillu becciu” ,
con una spesa di 40.000 lire.
Nella relazione del regio commissario è menzionato, inoltre, lo stato di abbandono in cui versava il cimitero. “è inumano e non rispondente al culto che si professa ai morti, il permettere che i cadaveri, nella stagione piovosa, nuotino in uno stagno, in cui la parte bassa del cimitero si converte; ed è neppure decente che tanto il porticato che le due camere che vengono appresso siano tenute in uno stato deplorevole, quasi completamente mancanti del tetto. Non esiste camera per le autopsie cadaveriche. La cappella è solo di nome. La polizia del cimitero non si eseguisce mai, giacché il becchino [...] è lasciato in balìa di se stesso [...]. Manca un ossario, ed è cosa sconvenientissima vedere le ossa qua e là disperse in quel luogo sacro”.
Dalla relazione del regio commissario, si evince che Siliqua era sede di una Pretura, i cui uffici si trovavano nel Monte Granatico, e di un Carcere Mandamentale.
Anche in questo caso, egli intervenne per riparare agli errori della precedente amministrazione. Licenziò l'addetto, cui era affidato il servizio della fornitura dei viveri per i carcerati, in quanto erano deficienti nella qualità e quantità . Egli fu rimpiazzato cosicché il servizio da allora in poi procedette commendevolmente .
Riguardo allo stato della rete stradale, essa era in completo dissesto: sotto suo suggerimento, il Consiglio deliberò affinché le strade, sia quelle principali sia quelle interne, in modo particolare quella che conduceva alla stazione, fossero liberate dal fango e inghiaiate.
Siliqua era dotata di un servizio sanitario e di un servizio postale proprio, sebbene questi non funzionassero in modo efficiente per svariati motivi.
Il servizio sanitario era affidato ad un medico che, essendo malato e anziano, non era in grado di “disimpegnare con quella celerità, molte volte richiesta dalle circostanze che frequentemente si presentano in un centro malarico, come Siliqua [...] le proprie funzioni”. La volontà del commissario di introdurre un armadio farmaceutico non si realizzò sia perché il paese avrebbe voluto una farmacia, sia perché l'anziano medico non avrebbe potuto distribuire i medicinali in modo appropriato, date le sue condizioni. A tal proposito il commissario fece stanziare, nel bilancio, 600 lire come premio al farmacista che avesse aperto tale esercizio nel comune di Siliqua.
La prima farmacia fu aperta solo nel 1929 dal dottor Ercole Massa.
Per quanto riguarda la distribuzione dei medicinali, un trattamento particolare era riservato ai poveri: il medico rilasciava loro la ricetta con la quale potevano acquistare il medicinale presso le farmacie dei paesi vicini anticipando la somma necessaria che veniva poi rimborsata dal Comune, dietro presentazione del conto.
Fiore all'occhiello del servizio sanitario era quello ostetrico che procedeva con zelo grazie alla signora Sorga Elisa .
Il servizio postale a Siliqua, attivo sin dal 16 agosto 1837, quando fu promulgata la legge che migliorava e ampliava il servizio in tutta la Sardegna sotto il governo di Carlo Alberto, era inefficiente al massimo.
Il commissario si fece portavoce al Consiglio di Comunità delle continue lagnanze avanzate dalla popolazione sia sull'inosservanza dell'orario di apertura dell'ufficio, sia per il modo poco riguardoso che il postino aveva, trattando con il pubblico, sia per la nessuna fiducia, fondata o no, nel servizio in generale . Egli stesso poté constatare l'inefficienza del servizio: fu, infatti, smarrita una sua importantissima missiva diretta ad Iglesias. Per tutti questi motivi, egli non riuscì ad istituire l'ufficio del telegrafo.
Siliqua aderì il 19 novembre 1903 alla richiesta del comune di Villacidro per il servizio postale automobilistico.
Il Consiglio di Comunità per tutto il periodo precedente la prima guerra mondiale si fece promotore della realizzazione di diverse opere di pubblica utilità. Nel 1900 fu realizzata la toponomastica e la numerazione civica; nel 1903 fu istituita la fiera del bestiame e dell'agricoltura, che si teneva tutte le domeniche nel piazzale della chiesa di San Giuseppe; nel 1910, a seguito di apposita delibera per municipalizzare la vendita e la macellazione delle carni, fu costruito il mattatoio comunale che entrò in attività nel 1912; nel 1916 fu realizzata la pubblica illuminazione.
A questo periodo risale anche la costruzione della tratta ferroviaria a scartamento ridotto Siliqua-Calasetta. Nel 1911 furono presentati due progetti, uno elaborato dalla Ditta Vanini, l'altro dalla Ditta Cugnasca. Fu approvato il progetto Cugnasca: i lavori ebbero inizio solo nel 1923 a causa della Grande Guerra e della successiva crisi economica e furono completati nel 1926.
La linea comprendeva 18 stazioni, tutte caratterizzate dalle decorazioni murarie realizzate dal noto pittore Stanis Dessì, 55 cantoniere e quattro guardiole. Fu necessario costruire cinque gallerie, venti tra ponti e viadotti, quattordici ponti metallici e svariati ponticelli.
La linea ferroviaria, la cui gestione fu affidata alla Società delle Ferrovie Meridionali della Sardegna con sede a Roma, fu inaugurata il 23 maggio 1926.
Diversi furono i fattori che portarono alla sua soppressione e sostituzione con l'utilizzo degli autobus: la chiusura delle miniere e conseguente crollo del trasporto ferroviario del carbone, la diffusione delle automobili e il dissesto della linea. Il tratto Siliqua-Narcao fu chiuso per le cattive condizioni tecniche del binario e per consentire la costruzione della diga di Bau
Pressiu (13 luglio 1968) mentre la tratta Monteponi-Iglesias (18 gennaio 1969) fu soppressa a causa del crollo di una galleria.
La linea ferroviaria fu definitivamente dismessa il 1 settembre 1974 e sostituita con le autolinee.
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