Il permanere delle consuetudini feudali e l'incertezza dei confini amministrativi furono causa di continue liti tra Siliqua e i paesi confinanti. Ussana, per esempio, aveva il diritto di legnatico su tutto il territorio di Siliqua, mentre i salti di San Giovanni Saruis e di Sebatzus erano contesi dai pastori di Siliqua, Decimomannu, Villaspeciosa e Domusnovas.
A tal proposito il Consiglio di Comunità fece numerosi ricorsi al magistrato, al Reggidore di Villacidro e alla Regia segreteria di Stato di Cagliari.
Il decreto del 1829 stabilì quanto segue: Decimo e Villaspeciosa potevano usufruire del Salto di San Giovanni Saruis purché il bestiame non danneggiasse le coltivazioni dei siliquesi. Nel 1832, non essendosi ancora conclusa la disputa, si chiese la nomina di periti che con dovuti sopralluoghi aumentassero all'interno del vidazzone , la parte destinata al pascolo e che stabilissero poi l'ammontare del risarcimento per i danni causati ai seminati.
I nuovi confini delle tre comunità furono stabiliti nel 1841: Siliqua perse metà del territorio in questione che fu suddiviso tra gli altri due comuni. La comunità di Siliqua intentò, pertanto, una causa civile accollandosi tutte le spese del procedimento giudiziario.
La planimetria del territorio fu ridisegnata, nel 1843, dall'ingegner Varoni che, nel delimitare il salto di San Giovanni Saruis, ricalcò gli antichi confini tra Siliqua, Villaspeciosa e Decimomannu. La planimetria, accettata in un primo momento, fu rimodificata, nel 1845, dall'ingegner Amoretti.
Siliqua perse più di 700 starelli di terreno agricolo.
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