Nel 1847 si verificarono a Siliqua alcuni fatti che, ad un'attenta lettura, permettono di intuire quali fossero i rapporti sociali all'interno della comunità.
Gli abitanti del paese erano dediti prevalentemente all'agricoltura e all'allevamento, attività, allora, in opposizione in quanto sfruttavano gli stessi terreni. Circa la metà del vidazzone , cioè dei terreni più vicini al paese,
era annualmente destinata alla coltivazione (principalmente a grano). Le parti restanti, i vacui , chiamati anche paberile ( poboribi ), erano destinate al riposo ( pasiu ) o alla coltivazione delle leguminose e del foraggio. In casi particolari il Comune appaltava, previa autorizzazione del Governo, i vacui ai pastori. I ricavi ottenuti erano utilizzati per la realizzazione delle opere pubbliche.
L'appalto dei vacui era fonte di continue liti tra agricoltori e pastori perché, immancabilmente, non cogliendo le pecore e le vacche la distinzione tra vacuo e vidazzone, e trovando in quest'ultima buon cibo, distruggevano le coltivazioni.
In tale quadro si innesta la vicenda che ora si racconta.
Il 12 aprile 1847, l'intendente denunciò che un gruppo di pastori, armati di pertiche, si recò dal sindaco Melis e dal segretario Basso, per costringerli con la forza a riunire il Consiglio Comunitativo affinché deliberasse l'appalto dei vacui per il pascolo. L'avvocato fiscale chiese, ed ottenne, l'arresto dei rivoltosi, in particolare tale Raffaele
Cadeddu, loro presunto capo. Fece rilevare che l'atto d'appalto era da considerarsi non valido perché ottenuto con la violenza e per l'assenza dl numero legale dei consiglieri.
Poco tempo dopo, l'ufficiale fiscale, il generale di S.M. Murialdo, chiese clemenza al governo, esponendo che i rivoltosi, non appena il brigadiere dei cavalleggeri lo ordinò, si erano ritirati. Fece, inoltre, rilevare che gli imputati avevano già scontato la pena.
Il 30 aprile 1847 il viceré comunicò il condono. Nella stessa data, il sindaco Melis, il consigliere Giuseppe Matta e il pecoraio Raffaele Cadeddu scrissero al viceré affermando che non vi era stata nessuna rivolta né violenza. Spiegarono che il consiglio comunitativo, in modo non unanime, aveva deciso di non appaltare i vacui, nonostante negli anni precedenti non vi fossero stati danni al seminato e che la penuria di terreni da pascolo, e la conseguente diminuzione della produzione del latte, aveva provocato, nel paese, una grave crisi. In quegli anni molti poveri del paese erano stati assunti per la costruzione della strada provinciale Cagliari-lglesias ( l'attuale corso Repubblica) , ad eccezione di quelli che per problemi fisici non potevano lavorare. Questi sopravvivevano grazie agli aiuti dei pastori che donavano loro latte e ricotta.
Melis, Matta e Cadeddu affermarono che non appaltare i terreni per il pascolo equivaleva ad affamare la popolazione e che la manifestazione dell'undici aprile era stata fatta dai poveri, “veri e propri scheletri ambulanti, a causa della fame”. Essi sostennero che il segretario Celestino Basso, contrario all'appalto, aveva denunciato la presunta manifestazione per mettere in cattiva luce il sindaco e comandare al suo posto.
Non si conoscono gli
sviluppi ulteriori della situazione.
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