A Vittorio Angius si deve una dettagliata analisi del paese sotto il profilo sociale ed economico nella seconda metà dell'Ottocento. La popolazione secondo il censimento del 1846 risultava essere composta da “anime 1937, distribuite in famiglie 479 e in case 426. […] La scuola primaria restò chiusa alcuni anni perché non si avea maestro, e quando fu aperta appena era frequentata da 15 fanciulli i quali profittavano nulla. In tutto il paese il numero delle persone che san leggere e scrivere forse non oltrepassa i 40. Le donne lavorano ne' telai, e se ne hanno di questi non meno di 420, ne' quali si tesse la lana e il lino per servigio delle famiglie.”
La maggior parte degli uomini erano impiegati in attività agricole, circa 560 persone; 170 nella pastorizia; altre 70 svolgevano mestieri vari, mentre 15 erano i commercianti.
La maggior parte dei terreni era concentrata nelle mani di pochi proprietarius, i proprietari, circa 20, alle cui dipendenze lavoravano a giornata 120 famiglie; il resto delle terre era frazionato tra i messaius , piccoli proprietari terrieri.
Questi rapporti sociali rimasero di fatto cristallizzati sino alla prima metà del novecento.
Ad una classe di latifondisti , costituita da poche famiglie, si contrappose sempre una moltitudine di lavoratori a giornata o piccolissimi proprietari. Is proprietarius , accontentandosi di una ricchezza misera , non sfruttarono mai adeguatamente il patrimonio che possedevano, né introdussero nei loro terreni innovazioni tecniche per aumentarne la produttività.
Ulteriori informazioni che consentono di completare il quadro della la vita del paese e dei suoi abitanti provengono dalle delibere del Consiglio di Comunità di Siliqua, conservate nel Fondo della segreteria di Stato.
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