La dominazione cartaginese ebbe fine con la prima guerra punica, quando Roma conquistò, insieme alla Corsica ed altri territori, anche la Sardegna (238 a.C.). Divenuta la seconda provincia romana, l'isola fu governata da un Primo Pretore con poteri civili e militari.
Sotto il governo romano, in Sardegna furono realizzate numerose infrastrutture come acquedotti, strade, ponti al fine di collegare tra loro i centri di maggiore interesse. Furono ampliate e abbellite le città costiere, costruiti templi, terme, teatri; incentivati gli scambi ed i commerci. La lingua e la civiltà latina si diffusero, ovunque, nell'isola.
Siliqua, posta tra il bacino minerario del Sulcis e il porto di Cagliari, godette di questa posizione strategica. Il collegamento tra Carales e Sulci (l'attuale Sant'Antioco) era assicurato, oltre che da una strada costiera, da una interna, che seguiva una pista già esistente in periodo punico, la a Sulcis Karales o a Karalibus Sulcos . Essa attraversava Elmas, Assemini, Decimo , quindi oltrepassava, con un ponte a tredici archi, il rio Mannu e giungeva a Siliqua. Qui superava, con un altro ponte a due archi, detto su
ponti Becciu , il rio Cixerri e, passando per Villamassargia, giungeva nei pressi dell'attuale Carbonia dove si congiungeva con la litoranea occidentale prima di raggiungere Sulci. Quasi sicuramente a Siliqua era presente una stazione di sosta e per il cambio dei cavalli.
Nei pressi del paese, inoltre, passava l'acquedotto costruito dai romani tra la fine del I sec. e l'inizio del II d.C. Di grande importanza per Carales, forniva alla città l'acqua della fonte di Cabudacquas che si trova nel territorio di Villamassargia. L'acquedotto, passando per Siliqua, Decimo, Assemini, Elmas, entrava a Cagliari dal quartiere di Stampace e, insieme alle cisterne situate nell'odierno orto botanico, garantiva l'approvvigionamento idrico della città. Dell'antico impianto idrico sono oggi visibili i resti del ponte che superava il fiume Cixerri e lo scavo fatto nella roccia, di circa 70 cm di larghezza, nei pressi della chiesa di Santa Maria, quasi completamente diroccata. La costruzione aveva una duplice funzione: permettere il trasporto dell'acqua e la comunicazione stradale.
Di particolare interesse è, inoltre, la villa che si trova nei pressi della chiesa campestre di San Giacomo in località Bau Viana . L'ingresso, la cui soglia è costituita da blocchi squadrati accostati, è ancora visibile. La stanza meglio conservata ha forma quadrangolare con i muri intonacati. In uno di questi si trova un foro, sbocco di una canaletta per l'acqua. L'intonaco impermeabilizzato all'interno e la presenza della canaletta fanno pensare ad un ambiente termale all'interno di un complesso residenziale. Il rifornimento d'acqua era garantito dal vicino fiume e da alcune strutture di canalizzazione ancora visibili a pochi metri.
Nonostante la presenza di diversi insediamenti ( Campanasissa , Monte Arcedda , Is Iscas ), di una necropoli di età imperiale in località Berlingheri, il ritrovamento nelle campagne di monete risalenti al periodo repubblicano e imperiale, non si hanno notizie certe sulla posizione di Siliqua in epoca romana.
Il dominio romano nell'isola fu minacciato, già prima della caduta dell'Impero, dalla pressione dei popoli germanici, tra cui i vandali d'Africa, che nel 456 d.C. occuparono Carales e altre città costiere.
L'Impero, alla morte dell'imperatore Teodosio (395 d.C.), fu diviso in due parti, Impero d'Occidente e Impero d'Oriente con capitale Bisanzio. Dopo aver sconfitto i vandali a Tricamari nel 534 d.C., i bizantini occuparono la Sardegna.
Divenuta dominio bizantino, l'isola fu inserita nella prefettura d'Africa e divisa in distretti, mereie , governati da uno Judex , che risiedeva a Cagliari con compiti di controllo sul territorio, potere giudiziario per i reati comuni e per reprimere gli abusi dei funzionari pubblici. Le mereie erano, inoltre, presidiate da un esercito che stava a Forum Traiani (oggi Fordongianus) comandato da un Dux.
Per quanto riguarda il territorio di Siliqua, non si hanno relativamente a questo periodo testimonianze certe di insediamenti: “I pochi toponimi da collegare alla presenza greca lascerebbero intendere che in epoca bizantina il territorio fu scarsamente abitato o del tutto abbandonato”.
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